INSTALLAZIONE - Il male ai bambini mutila il mondo
1^ ediz. della Biennale delle Arti – Reggia di Caserta dicembre 2004 Presentazione critica a cura dell'On.Prof. Alberto Sarra
Accanto
Un particolare dell'installazione
L’attenzione della pittrice, in questa seconda opera, si appunta sui bambini e lo fa nel modo, ormai consueto, che conosciamo, sviscerando la problematica che affligge queste piccole creature.
La maestria dell’artista si coglie sotto diversi profili che evidenziano una grande maturità artistica ed una sapiente eterogeneità dell'arte con doti poliedriche difficilmente riscontrabili nel vasto panorama artistico-culturale.
Infatti, da un lato, riesce ad assemblare armonicamente elementi semplici e estremamente diversi tra loro per denunciare avvenimenti laceranti e, dall’altro, inserisce delle infrastrutture artistiche appositamente create per rafforzare i concetti espressi con la forza della sua pittura.
In pochi metri quadri, con semplicità toccante, attraverso la posa in opera di alcuni manichini e di strisce di fotocopie, riesce a colpire l’osservatore facendolo sentire vittima e carnefice.
Vittima, nel momento in cui, conscio della tortura, della violenza a cui sono sottoposti questi innocenti, ci si rende conto di essere impotenti di fronte a tanto dolore.
Carnefice, nel momento in cui denuncia l’indifferenza a cui molto spesso si assiste nei confronti delle problematiche dei bambini.
L’artista riesce, magistralmente, con delle fotocopie, poste accanto e attorno ai manichini, unite e ripetute una dietro l’altra, con gradualità crescente o decrescente fino a diventare quasi un’ossessione, a farci immedesimare in quella madre immortalata in una fotografia di un giornale, ormai disperso, che urla il suo terribile dolore, a cui assistiamo impotenti.
A farci sentire, nel senso più maestoso del termine, la disperazione di Papa Woytila che si tiene la testa fra le mani, anche lui impotente di fronte a tanta devastazione.
A coronare quest’opera ( e a completarla ) ecco due quadri, che la pittrice ha inserito all’interno dell’installazione, e che appuntano l’attenzione dello spettatore mettendolo a nudo con sé stesso e anticipandogli le conseguenze dei suoi gesti.
In uno spunta il volto di un bimbo dietro una grata o un reticolato che, parlando attraverso gli occhi, rivolge una supplica di salvezza o, almeno, di aiuto; nell’altro, viene rappresentata la conseguenza dell’indifferenza all’implorazione, come ci fa capire la stessa immagine, dello stesso bimbo, dipinta sulla tela vicina, ma tagliata e grondante sangue.
Ecco, la conclusione che emerge dall’analisi di quest’opera è che il profondo significato del male ai bambini che mutila il mondo, secondo la pittrice, non deve essere limitato solo alla violenza – gravissima - su delle creature innocenti e indifese ma anche che tale mutilazione, se scivola nell’indifferenza o nella voluta inattività, affonda dentro di noi, mutilando anche la nostra anima.